Dal dominio alla cura: L'appello di San Francesco a rinnovare il nostro legame con la terra

Care Sorelle e Famiglia dell'Incarnazione,
San Francesco d’Assisi compose il Cantico delle Creature 800 anni fa. Per unirci alla celebrazione di questo 800° anniversario, vi proponiamo di pregare il 4 ottobre, giorno della festa di San Francesco, con il Cantico delle Creature che oggi vi inviamo,
Come ispirazione, condividiamo con voi alcune note tratte da quelle pubblicate da Víctor Herrero, frate cappuccino (CJ n° 245).
Il Cantico fu scritto poco prima della morte di Francesco. Nasce quindi dalla debolezza, dalla malattia e dalla quasi totale cecità che lo hanno accompagnato negli ultimi anni.
Dans ce texte, François ne cherche pas à convaincre. La parole que bénit s’ouvre à la rencontre de la vie.
Per lui la natura è un legame: non ci sono cose, ma presenze; non ci sono oggetti, ma fratelli e sorelle. Il mondo appare come una concatenazione di presenze.
Questo atteggiamento ci ricorda che l'autosufficienza non esiste. Dipendiamo dall'aria, dalla terra, da un bicchiere d'acqua, dall'amore degli altri.
Ciò che c'è di più umano nell'essere umano risiede nella capacità di apprezzare la vita e di prendersene cura. Ogni gesto, ogni parola, può diventare un atto di ospitalità.
Essere una creatura significa accettare la finitezza, essere grati. Ogni istante è un dono; viverlo come tale è glorificare Dio.
La creatura che comprende il suo posto nella rete della vita rinuncia al possesso e all'indifferenza.
Il Cantico ci ricorda che esistiamo nella misura in cui rendiamo grazie. Gli esseri evocati sono i più elementari. Francesco volge lo sguardo verso ciò che è familiare, verso ciò che c'è di più elementare. È l’epifania della quotidianità, che educa il nostro sguardo sull'importanza di ciò che sostiene la nostra vita.
Il Cantico non è solo una celebrazione, è anche la consapevolezza della frattura. Non la nega, la mette in luce.
Non a caso, prima della strofa dedicata alla morte, ne dedica una al perdono; è la riconciliazione che rende possibile il passaggio.
La morte ci riporta alla nostra condizione di creature. François sa che vivere e morire sono una cosa sola. La morte ci ricorda che non siamo padroni di noi stessi, che non esiste autonomia assoluta, che ogni vita si dispiega nella relazione e nella dipendenza. Riconoscerlo significa imparare a vivere la nostra esistenza con attenzione, con generosità, con benevolenza.
Possiamo concludere che il Cantico è una chiamata a non appropriarsi del mondo, ma a contemplarlo; a non sfruttarlo, ma a prendersene cura; a non dominarlo, ma a benedirlo.
E tutto questo ci prepara all'unione, come creature, con il nostro Creatore.
Accettiamo questo invito a identificare ciò che costituisce oggi la mia epifania quotidiana, qualcosa che sostiene la mia vita quotidiana, a prenderne coscienza e ad esserne grati.
E uniamo la nostra voce a quella di Francesco per cantare con lui, 800 anni dopo, questo canto di lode alla creazione, a Dio, aggiungendo la nostra strofa di lode.
Cantico delle creature, di San Francesco d’Assisi (1182-1226)
Commissione internazionale di ecologia integrale, 1° ottobre 2026